martedì, novembre 07, 2006

Mal di schiena

Maremma come è scritto male l'ultimo post... vabbe', ho la scusante che sono straniero.

Vorrei scrivere un pensiero a parer mio simpatico, che ho fatto tempo fa leggendo un brano che trattava di epistemologia.
Siamo soggetti indipendenti dal mondo? E' possibile pensare a un uomo fuori dal contesto che lo circonda?
Per rispondere mi sono immaginato un cervello alimentato e tenuto in vita, completamente isolato da stimoli nervosi esterni. Si svilupperebbe? Potrebbe sviluppare una coscienza? Il buonsenso mi dice di no, molto probabilmente anche la scienza, dovrei informarmi meglio ma in linea di massima penso di essere nel giusto.
Se dunque ammettiamo che ci sviluppiamo e cresciamo come individui grazie sopratutto agli stimoli che ci arrivano dai nostri organi di senso e poi interagiscono con il nostro bel cervellone, è possibile immaginarci come organismi isolati? Si puo pensare a un uomo, senza pensare al mondo che lo circonda? Se fosse possibile isolare del tutto la macchina che ci determina come soggetti, il nosto cervello, con massima probabilità questo non sarebbe in grado di pensare. La riflessione che ne deriva mi ha portato a pensare all'uomo non come parte isolata, ma come parte in continuità con il mondo, come un organo parte di un organismo costituito dal mondo esterno che gli fornisce gli input necessari per vivere e ne subisce l'influenza.
L'immagine è quella di un albero, dove il corpo umano è il tronco e rami e radici sono gli scambi che avvengono con cio che ci circonda. Uomo visto come in continuità con la terra. Continuità non solo fisica, dovuta alla necessità di cibarci, bere, respirare ecc., ma sopratutto di natura psichica: i pensieri che facciamo, visti come il prodotto di stimoli arrivati dal mondo che ci circonda. Alle volte questa continuità si prova molto fisicamente quando si fuma o si prendono sostanze allucinogene, ma penso ci si possa arrivare bene anche meditando.
Secondo questa visione risulta difficile estraniarci da ciò che abbiamo vissuto e che ci circonda. Inutile negare che la nostra etica personale è almeno in parte segnata da principi cristiani e altri propri della società in cui viviamo. Fanno in una certa misura parte di noi, ci siamo confrontati con essi e ne siamo stati segnati; anche se magari siamo giunti a credere nel valore opposto a quello che ci è stato proposto. In minima parte ci ha segnato tutto ciò che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo. Oserei dire che in parte siamo ciò che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo.
Questa visione mi risulta confortante, sopratutto per un pensiero ateo. Si avvicina probabilmente a una visione buddhista: uomo come parte del tutto. Potrebbe essere una valida motivoazione per non sentirsi soli.
Più ci penso e più mi piace...

7 Comments:

Anonymous Anonimo said...

magari hai delle belle idee, probabilmente no... comunque non sai spiegarle. tre cose ti servono: alcool , figa e staralfur dei sigur ros.

2:17 AM  
Blogger Berija said...

hmm... concordo pienamente.

10:39 AM  
Blogger Berija said...

servirebbe anche che passasse 'sto cazzo di mal di schiena. spero di non aver fatto un ernia...
ma non ti avevano tolto internet?

10:41 AM  
Anonymous Anonimo said...

ssssh!!! loro sentono tutto. il trucco è coprire il case del pc con la carta stagnola...e con un po' di fortuna loro non riusciranno più a trovarti...

3:35 PM  
Anonymous j said...

secondo me il fatto che siamo ciò in cui ci imbattiamo è un dato indiscutibile. per quanto riguarda i sigur ros,logorano alla lunga. mia zia novantaquattrenne con le piaghe da decubito si lamenta meno.

1:39 AM  
Blogger Berija said...

come siamo profondi e intellettuali. Signori, dovrebbero farci poresidenti del mercato rionale.
;-P come odio 'sti smile...

5:00 AM  
Blogger e.p.f said...

Concordo con quanto hai scritto. I nostri cuori sono vicini, sebbene i nostri corpi siano lontani.

Sono curioso di sapere dove arriverai seguendo questa strada, perche' assomiglia alla strada che sto percorrendo io.

4:23 PM  

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